Pizzeria Galileo

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Pizzeria Galileo non è solo una pizzeria. È una storia di famiglia, fatta di ritorni, di mani che impastano, e di una tradizione che continua a evolversi. Tutto parte da Benedetto, padre di Pasquale, che lascia la sua Puglia e lavora tra bar e cucine del nord Italia. Ma è il sud a richiamarlo: con sua moglie Maria apre il “Sette Bello”, un locale che diventa da subito un punto di ritrovo del quartiere. Più tardi, il trasferimento in via G. Galilei segna la nascita di quella che oggi conosciamo come Pizzeria Galileo.

Nel 2020, la storia prende una nuova direzione. Il figlio di Benedetto, Pasquale, insieme a Valentina, raccoglie l’eredità della pizzeria. L’intento non è quello di cambiare, ma di dare nuova voce a un’identità che ha radici forti. Una pizzeria che sa ancora di casa, ma che vuole raccontarsi con uno sguardo contemporaneo, autentico, riconoscibile.

Il rebranding di Galileo parte da qui: custodire la memoria, ma aprirla al presente. Abbiamo lavorato fianco a fianco con Pasquale e Valentina per tradurre questa visione in un’identità visiva coerente, viva, sincera. Un’immagine nuova che non spezza con il passato, ma lo accoglie e lo rinnova, esattamente come fanno ogni giorno con i loro clienti.

Un’identità che parte dal mare

Quando ci hanno chiesto di accompagnarli in questo percorso di rinnovamento, siamo partiti da un’idea: non ripensare, ma rivelare. L’identità di Galileo non andava reinventata. Era già lì, dentro ogni spicchio di pizza, in ogni gesto quotidiano.

Abbiamo abbandonato l’immaginario scientifico del vecchio logo per guardare altrove. Verso il mare. Non come paesaggio cartolina, ma come cultura, ritmo, linguaggio visivo. Il nuovo logo nasce da lì. Il lettering è disegnato a mano, attraversato da linee parallele come corde nautiche o correnti d’acqua. Le grazie ricordano gli ami da pesca, i cerchi del pittogramma tengono insieme la forma della pizza e le boe ancorate al largo. Il colore richiama il pomodoro, le cucine in muratura, le stoviglie di terracotta. È un logo che profuma di forno acceso e sale sulla pelle.

Come a casa, ma con qualcosa in più

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Dalla nuova identità è nato anche un racconto. “Come a casa” è un modo semplice per dire qualcosa di più complesso. È sentirsi accolti, riconosciuti. È sapere che chi cucina conosce i gusti dei suoi ospiti. È una promessa, ma senza enfasi. In sala c’è Valentina, sommelier d’olio e vino, che fa incontrare persone e materie prime. In cucina c’è Pasquale, sempre con le mani in pasta, un sorriso pronto e una nuova idea da provare. Il concetto di casa è ovunque, ma non è mai ripetitivo. È una casa che sa evolvere, dove la semplicità non esclude la ricerca. Dove il dettaglio è curato, ma non ostentato.

Con il supporto di un architetto, abbiamo ridisegnato lo spazio. Abbiamo progettato le lampade, i piatti, i materiali. Ogni dettaglio è stato pensato per parlare lo stesso linguaggio. Il mattone grezzo, la ceramica artigianale, il ferro scuro: tutto concorre a costruire un ambiente autentico, senza effetti speciali.

Un luogo in cui le cose sono al posto giusto, non per estetica, ma per logica. Come in cucina.

Gli Indispensabili: una piccola mitologia da dispensa

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Per raccontare le materie prime abbiamo creato un pantheon tutto nostro. Personaggi illustrati che vivono nella dispensa di Galileo e che possono anche essere acquistati dai clienti. San Marzano, Lievito Madre Superiora, Suor Bufalina, Don Basilico, Sant’Olio, Santa Vite, Santa Spiga, Fra Capperino: ognuno con la sua storia, ognuno con un’identità ben precisa. Sono ironici, sono un modo per spiegare la qualità senza spiegarla. Per coinvolgere i clienti anche a casa. Per rendere memorabile ciò che spesso diamo per scontato: gli ingredienti.

Un gioco di Famiglia

Il rebranding di Galileo non è stato solo un cambio di pelle. È stato un cambio di prospettiva: guardare il locale con occhi nuovi, ma senza perdere il sorriso. Il gioco è diventato il cuore pulsante della nuova identità. Non come ornamento, ma come linguaggio. Gioco come leggerezza, come invito a partecipare, come modo per rendere il cibo — e l’esperienza che lo circonda — qualcosa di vivo, accessibile, quotidiano. Gioco come narrazione, come tono, come gesto.

Lo abbiamo messo ovunque: nelle card collezionabili, che raccontano impasti e stagioni con ironia e precisione. Nel packaging, dove un semplice cartone per la pizza si trasforma in una dama pronta a giocare, con pedine da staccare e condividere. Nei contenuti social, dove lo storytelling è visivo, spontaneo, autentico — ma mai privo di leggerezza.

Giocare è una cosa seria, per chi fa accoglienza.

È il modo più bello per far sentire a casa.

Una presenza che non si spegne

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Galileo non è solo un luogo fisico. È un’energia che continua a muoversi anche quando la sala è vuota e il forno è spento. Abbiamo costruito una presenza digitale che rispetta e riflette l’anima del locale: autentica, luminosa, senza pose. Il sito è il primo passo: semplice, chiaro, accogliente. Come entrare dalla porta e sentirsi subito a proprio agio. Ma è soprattutto nei social che il racconto prende forma. Seguiamo il ritmo delle stagioni, l’andamento del menu, i piccoli gesti quotidiani di Pasquale e Valentina. Nessun contenuto costruito a tavolino, nessuna estetica forzata. Solo storie vere, in buona luce. Il tono di voce? È lo stesso che usano in sala: diretto, gentile, pieno di vita. È il tono di chi ha qualcosa da dire, ma non ha bisogno di alzare la voce. Perché Galileo, ovunque lo incontri, ti fa sempre sentire a casa.

Galileo è una pizzeria. Ma anche un progetto narrativo, un luogo di relazione, una voce coerente. Abbiamo lavorato a fianco di Pasquale e Valentina per dare forma a un’identità che non fosse statica. Che evolvesse con loro. Che potesse crescere nel tempo, mantenendo sempre un legame con le origini. La storia di Galileo non è finita. E noi siamo felici di continuare a raccontarla.